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Presentazione AsconaVenezia al Consolato Svizzero di Venezia il 30.04.2016

https://www.facebook.com/ireguida/videos/1825640114164297/

 

Interviste radiofoniche e fotografie del Trekking AlpiExpoVenezia del 09-17.05.2015

http://www.rsi.ch/rete-uno/speciali/I-nuovi-argonauti-4640683.html

 

Da Ascona a Venezia sui gommoni
(U.O.) - Ha fatto sosta alla Canottieri Bissolati una pattuglia di svizzeri che si propongono di completare il tragitto su vie navigabili da Ascona a Venezia. Realizzano, forse in modo inconsapevole, il grande sogno dei maestri della navigazione interna che si ripromettevano di collegare la Svizzera al mare Adriatico attraverso il lago Maggiore, ed il canale navigabile Milano - Cremona. Visione troppo leonardesca per l'Italietta.
(Cremona 2014)

 

Da Ascona a Venezia in barca

È un viaggio davvero unico quello che da Ascona porta a Venezia usando unicamente le vie d'acqua, dopo una settimana di navigazione attraverso il Lago Maggiore, il fiume Ticino e il Po. Un perfetto abbinamento di attività fisica, cultura e gastronomia.

È commovente vedere un gruppo eterogeneo di una decina di persone, delle età più disparate, dai 14 ai 76 anni, venute dai quattro angoli della Svizzera, che tappa dopo tappa si avvicinano alla meta. Persone, di lingua e mentalità diversa, che si sono incontrate solo qualche giorno prima sull'imbarcadero di Ascona, per vivere assieme una lunga settimana di avventure sull'acqua che li porterà fino a Venezia, superando imprevisti che creano coesione e solidarietà. Salutati da una piccola folla di curiosi, il gruppo ha preso il largo sul Lago Maggiore a bordo di tre gommoni di un rosso sgargiante, scortati da un battello della polizia lacuale ticinese che fa dietro front appena arrivati nelle acque territoriali italiane. Qui, il limite di guida senza patente nautica è molto più alto che in Svizzera e, quindi, si può mettere a frutto la giornata di formazione ricevuta un mese prima; così a turno ci si alterna al timone del motore fuoribordo. Mentre i gommoni schizzano sul lago avvicinandosi alle Isole Borromeo, gli spruzzi d'acqua e la brezza danno refrigerio ai passeggeri dal caldo sole di agosto. Dopo il pranzo sull'Isola Bella e la visita dell'immensa villa nobiliare, si riparte alla volta di Sesto Calende, dove il Ticino esce dal Verbano e torna ad essere un fiume. Non prima però di gettare l'ancora sotto le pareti rocciose dell'Eremo di Santa Caterina del Sasso e tuffarsi nel lago per un bel bagno rinfrescante.

Sul Ticino in canoa

L'indomani ci attende una delle esperienze più appassionanti di questo trekking sull'acqua: la discesa del Parco del Ticino in canoa. Si entra, infatti, in una riserva della Biosfera dell'Unesco, dove ovviamente le barche a motore non sono ammesse. Indossati, i giubbotti di salvataggio e i caschi, le guide formano gli equipaggi, poi si lanciano le canoe nella corrente a colpi di pagaia. Per 27 chilometri si affronteranno bassi fondali, dove si dovrà scendere e trascinare le canoe a mano, e brevi ma tumultuose rapide, dove tutti gli equipaggi a turno finiscono per capovolgersi. Ma niente paura: l'acqua arriva appena ai polpacci, al massimo si rischia qualche lieve escoriazione alle ginocchia se si rimbalza sui sassi del fondo. Di tanto in tanto si tirano le imbarcazioni a riva e ci si concede un bel bagno rigenerante nelle fresche acque del Ticino. Anche i più anziani, come Madeleine e Wilfred, coniugi di 75 anni, sembrano ragazzini in gita scolastica. Il giorno dopo è in programma un'altra attività entusiasmante, ossia una ventina di chilometri in bicicletta sugli argini che costeggiano il Naviglio Grande, il canale che un tempo era navigabile e arrivava fino a Milano. Ci si ritrova a pedalare in uno dei rari polmoni verdi della super cementificata Lombardia, lontani dal traffico e dall'inquinamento. Poi si risale sui gommoni e si prosegue sul Ticino verso Pavia, ultima tappa prima di immettersi nel grande fiume Po. Naturalmente si approfitta della sosta per visitare in lungo e in largo questa antica città piena di monumenti storici.

Sul grande fiume

Poco dopo Pavia, quasi senza accorgersene, il Ticino confluisce dolcemente nel Po. È un momento magico, atteso. Si mettono i motori al minimo per godersi il momento. Si entra infatti nel cuore della vasta Pianura Padana, una regione carica di significati per l'intera Europa, tanto più che qui il grande fiume segna il confine tra due delle principali regioni italiane, Lombardia ed Emilia. Tranne qualche imponente ponte che ogni tanto lo sovrasta, il letto del Po è talmente ampio e le sue sponde completamente spoglie di costruzioni, che sembra di navigare in qualche paese esotico. I giorni seguenti sono un susseguirsi di città che grondano storia da ogni muro. Iniziando da Cremona, dove si ha l'esclusiva opportunità di visitare l'atelier di un artigiano che costruisce violini nella tradizione del grande liutaio Stradivari. Oggetti che sono vere opere d'arte e valgono decine di migliaia di franchi. Poi si fa tappa a Brescello, la cittadina resa celebre in tutto il mondo dai film di Don Camillo, interpretati dal grande Fernandel. Infine, attraverso un canale artificiale, si approda direttamente nel centro nella medievale Ferrara, città grandiosa per arte, cultura e architettura. Oltre che capitale italiana della bicicletta. Il giorno dopo si ritorna nel Po, per poi immettersi nel canale che conduce nella Laguna veneta, attraverso una serie di chiuse. Dopo una notte a Chioggia, arriva l'apoteosi: all'orizzonte inizia a stagliarsi l'inconfondibile silhouette del campanile di San Marco. Poi si intravvedono le cupole del Duomo e il Palazzo dei Dogi. Finché ci si ritrova proprio davanti a Piazza San Marco e i gommoni rossi fanno un trionfale ingresso nel Canal Grande gremito di gondole.

TCS  TURING  14 febbraio 2013

Text: Antonio Campagnuolo

 

Avventura A Venezia sull'acqua

Ad agosto la terza edizione del trekking dal Verbano al Canal Grande

 

 

 

 

 

 

 


■ Sarà un mese di maggio ricco di impegni quello del Forum Lago Maggiore, l'istituzione nata al Monte Verità di Ascona per promuovere il turismo legato all'acqua: oltre a promuovere la nuova stagione del trekking culturale «Ascona-Venezia in barca», i vertici dell'ente saranno a fine maggio al Centro commerciale di Tenero, con una mostra intitolata «Un mare di lago».
Ad oggi, una cinquantina i turisti

«Fino ad oggi sono oltre 50 i turisti che hanno raggiunto Venezia in barca», spiega Claudio Rossetti, direttore della fondazione Monte Verità e membro assieme a Renzo Botta, Pippo Gianoni e Benedetto Pedrazzini del gruppo promotore del forum. Dopo la prima edizione nel 2009 e le quattro discese dello scorso anno, questa innovativa proposta turistica - che gode della collaborazione della Serenissima - verrà dunque riproposta anche quest'anno. «L'avventura lungo gli oltre seicento chilometri che separano il Ticino dal Canal Grande è davvero carica di storia, cultura e natura», ricorda Rossetti: «dal Lago Maggiore al Ticino, fino al Po e al mare con fermate nei parchi naturalistici, visita delle città di Pavia, Cremona, Ferrara, Chioggia e Venezia». In dettaglio, gli equipaggi devono affrontare per 80 chilometri il Lago Maggiore, passando da Cannobio, Cannero e Intra: dopo una prima sosta alle Isole Borromee, il gruppo si ferma per la prima notte a Sesto Calende, dove il Lago Maggiore diventa fiume Ticino.
Attraverso il Parco del Ticino

Dopo aver superato le chiuse, a causa del livello basso dell'acqua del fiume, si prosegue all'interno del Parco del Ticino a bordo di canoe e - in sella a biciclette - lungo il Naviglio: questo parco - inserito nel 2002 dall'Unesco tra le riserve della Biosfera - è uno dei principali spazi botanici e naturalistici d'Italia e d'Europa. Durante la discesa verso Venezia il gruppo fa poi tappa nelle principali città lungo il fiume Ticino e Po: Pavia, Cremona, Reggio Emilia, Ferrara. Superate le ultime conche, entrati nella laguna, non resterà che da lasciare alle spalle la città di Chioggia, per affrontare l'ultimo tratto del viaggio e fare ingresso in Canal Grande. «Un momento indimenticabile che farà dimenticare tutte le difficoltà incontrate durante il viaggio», assicura Rossetti.
Come prenotare un posto in barca

Quale imbarcazione per il trekking è stato selezionato il gommone professionale da diporto della marca Valiant, rappresentato dall'azienda Kohler Nautec, attiva da alcuni anni sul Lago Maggiore. L'edizione 2011 di questo particolare viaggio prenderà avvio da Ascona il 20 agosto ed avrà una durata di nove giorni. Per avere maggiori informazioni, oppure per prenotare, bisogna contattare la Fondazione Monte Verità allo 091 785.40.40091 785.40.40 o a info@monteveri ta.org, oppure consultare i siti www.asco navenezia.org e www.monteverita.org.

Corriere del Ticino 30.04.2011

 

 

Idrovia Ascona Venezia

TREKKING D’ACQUA

Via fiume, dal lago al mare

Il primo itinerario culturale Ascona-Venezia organizzato da Monte Verità e Forum Lago Maggiore

Matilde Fontana

NELLE FOTO: in alto a destra, Claudio Rossetti (a sinistra) e il gruppo promotore del trekking alla presentazione dei 4 gommoni, che sono stati battezzati con i nomi delle città di Ascona, Pavia, Ferrara e Venezia (Foto M.Pedrazzini); qui sopra, il Naviglio Grande a Milano. Per la bambina acquatica e autarchica degli anni Sessanta raggiungere l’Adriatico a bordo del suo canottino arancione era la massima avventura immaginabile. L’itinerario filava via liscio, lo confermava la carta geografica: un itinerario azzurro ininterrotto dal fiume davanti casa fino al mare. Da Lugano all’Adriatico. Bastava attraversare la strada, calare la piccola imbarcazione nel Cassarate e partire verso l’orizzonte infinito, attraverso il Ceresio, la Tresa, il lago Maggiore, il Ticino e infine il Po, giù fino alla foce. Un sogno.

Un sogno che oggi è diventato una realtà turistica (seppur in partenza «solo» dal Verbano) grazie al gemellaggio, fondato sull’utopia, fra la Fondazione Monte Verità e la città di Venezia: un trekking culturale partito sabato scorso dal lungolago di Ascona, che si concluderà sabato prossimo nei canali della Serenissima (informazioni sul sito www.monteverita.org, oppure telefonando allo 091/785 40 40091/785 40 40).

«È una prima piccola utopia ��" spiega Claudio Rossetti ��" offerta nell’ambito del ciclo dei “Viaggi del Monte”. Un itinerario culturale tutto via acqua, in gommone e in canoa, alla scoperta della grande riserva naturale del Parco del Ticino, della storia e dell’arte di alcune città legate ai due fiumi e della gastronomia prodotta dalle campagne padane».

Il viaggio l’ha costruito lui, il direttore della Fondazione Monte Verità, esplorando tappa dopo tappa, dall’isola dei Pescatori alla Conca della Miorina, da Pavia a Cremona, a Ferrara, a Chioggia, di agriturismo in agriturismo, fino alla visita di Venezia studiata appositamente per i gommoni venuti dal lago, cui le autorità lagunari hanno concesso un permesso speciale.

«Non è una crociera ��" tiene a precisare l’organizzatore ��" è un trekking d’acqua, che è necessario affrontare con spirito sportivo, capace di sopportare i capricci del tempo e gli imprevisti di una via d’acqua ancora poco battuta, adattandosi agli spazi angusti dei gommoni e delle canoe».

Un’avventura inedita che quest’anno sono riusciti ad aggiudicarsi solo 16 fortunati e fortunate, in gran parte ticinesi, che testeranno il prototipo del viaggio. Un pacchetto turistico, con tanto di guide e pulmino con i bagagli al seguito, che sarà riproposto, eventualmente riveduto e corretto, almeno quattro volte l’estate prossima, per accontentare la sessantina d’iscritti in lista d’attesa.

«A parte qualche possibile ritocco consigliato dall’esperienza dei primi viaggiatori ��" racconta Rossetti ��" non è escluso che l’anno prossimo si possa allungare il viaggio di un giorno, includendo nell’itinerario anche Milano, che potrebbe essere raggiunta attraverso i Navigli già riaperti alla navigazione. Oppure si potrebbe pensare ad offrire la Ascona-Milano (e, perché no, anche la Milano-Ascona) come viaggio week-end, meno impegnativo sia finanziariamente che nell’investimento di tempo».

Il trekking Ascona-Venezia, quindi, promette sicuramente un seguito, se non addirittura uno sviluppo, anche perché s’inserisce nell’ampio progetto di rivalutazione del Verbano, avviato con la creazione del Forum Lago Maggiore nel gennaio scorso.

«Simbolicamente ancorato alle Isole di Brissago (dove quest’anno abbiamo avviato il nuovo progetto di rilancio con la navetta serale da Ascona, cui seguirà la ristrutturazione del piccolo albergo) ��" spiega il Direttore della Fondazione Monte Verità che ha lanciato l’iniziativa ��" il Forum costituisce una piattaforma spontanea di discussione, scambio e promozione aperta a tutti quanti desiderano promuovere una cultura di lago aperta, transfrontaliera, in grado di garantire uno sviluppo turistico, territoriale ed economico responsabile. L’intenzione ��" prosegue Rossetti ��" è quella di creare sinergie fra i vari progetti attivi o da attivare in una regione prealpina e padana dallo straordinario patrimonio acquatico. E in questa prospettiva abbiamo già allacciato proficui contatti con la famiglia Borromeo, proprietaria delle omonime isole e della Rocca d’Angera, nonché con la Società Navigli Lombardi».

Il risveglio dei Navigli

L’ultima novità proposta dalla Società di navigazione dei Navigli Lombardi è quella della Conca della Miorina, un itinerario di 12 chilometri sul fiume Ticino da Sesto Calende a Porto Torre, inaugurato alla fine di luglio: una crociera naturalistica della durata di circa un’ora e mezza in quel territorio incontaminato del Parco del Ticino che giunge a lambire l'aeroporto della Malpensa.

L’itinerario della Miorina è il primo passo verso il ripristino della «via dei marmi», l’antico sistema idroviario utilizzato fin dal Medioevo per il trasporto dei blocchi di pietra dalle cave di Candoglia, sul Lago Maggiore, fino alla darsena di Milano, per la costruzione del Duomo. E la via dei marmi costituisce a sua volta un fondamentale tassello del grande progetto di recupero dell’idrovia Locarno-MilanoVenezia.

Anche se colpito dal ridimensionamento dei faraonici progetti milanesi per l’Expo 2015, il risveglio dei Navigli e del fiume Ticino, da cui derivava il Naviglio Grande, sembra quindi ormai irreversibile. Il piano di recupero dell’antica rete di vie d’acqua che s’irradiavano da Milano comprende qualcosa come 749 progetti, ma sui tratti di canali progressivamente recuperati si naviga ormai regolarmente, con un’offerta turistica stagionale che si amplia di anno in anno, abbinando spesso la navigazione vera e propria ai percorsi ciclabili lungo i corsi d’acqua, con visite guidate alle riserve naturali e al patrimonio artistico del territorio circostante.

Tutte le informazioni sugli itinerari turistici e sui progetti di recupero dei Navigli si possono consultare sul sito www.naviglilombardi.it.

Azione 24 agosto 2009

 

 


Un’avventura Serenissima
Partito sabato il trekking fra Ascona e Venezia


Dal lago al mare, percorrendo 670 chilometri in barca. È il trekking culturale fra Ascona e Venezia organizzato dalla Fondazione Monte Verità e la cui prima edizione ha lasciato il Borgo sabato. A bordo delle quattro imbarcazioni hanno trovato posto sedici partecipanti, accompagnati da quattro guide. Il programma dell’avventura nautica prevede, dopo gli 80 chilometri di Lago Maggiore, l’entrata sul fiume Ticino a Sesto Calende e poi la discesa verso Venezia, durante la quale i partecipanti faranno tappa nelle principali città, come Pavia, Cremona, Reggio Emilia e Ferrara. A Chioggia ci si immetterà in mare, per poi attraversare l’ultimo tratto di laguna e imboccare il Canal Grande. Quella partita sabato, lo ricordiamo, è la prima edizione del trekking, che la Fondazione Monte Verità intende ripetere in futuro.

Corriere del Ticino 24.08.2009

 

 


SAN MARCO A BABORDO!
L’arrivo dei gommoni asconesi nella laguna veneta. Non poche le difficoltà superate durante il viaggio, ma molte anche le emozioni.

(
foto Pedrazzini)

Serenissima raggiunta
Successo per il primo trekking Ascona-Venezia


Le 4 imbarcazioni partite dal Borgo hanno raggiunto sabato la laguna veneta


Il primo gruppo di sedici turisti, salpato una settimana prima dal Lungolago di Ascona, ha raggiunto Venezia sabato scorso, alle 10. La navigazione, avvenuta a bordo di gommoni, si è svolta lungo il Lago Maggiore, il fiume Ticino, il Po e attraverso la laguna veneta, con fermate nei parchi naturalistici, visita delle città di Pavia, Cremona, Ferrara, Chioggia e ovviamente Venezia. Gli equipaggi, accompagnati dalla guide Fabio Bella, Massimo Pedrazzini e Mattia Gyöngy, sono stati accolti in Cà Farsetti dalle autorità comunali e dall’ideatore Claudio Rossetti, direttore della Fondazione Monte Verità. «Un traguardo davvero importante ��" ha sottolineato il vicesindaco e capodicastero del turismo Michele Vianello ��". Si tratta di una maniera assolutamente innovativa di scoprire le bellezze storiche, culturali e naturali. Non il solito “mordi e fuggi”, ma una conquista lenta e consapevole del patrimonio che caratterizza questa via che dalle Alpi porta al mare». Come ogni sfida non è stata un’operazione facile e risparmiata dagli imprevisti: le distanze, il livello basso del fiume Ticino, la chiusa inaccessibile presso Cremona sono alcune delle difficoltà che hanno messo a dura prova la logistica del progetto. «Quando la vedetta sul primo gommone ha urlato “campanile di Piazza San Marco a babordo” si è diffusa un’emozione indescrivibile, davvero unica» ha però raccontato un partecipante all’arrivo in Canal Grande.
Dal 2010 saranno organizzati viaggi regolari Ascona-Venezia.

Corriere del Ticino 1.09.2009 

 

 

 

Eine Art Reisetagebuch erzählt von den ereignisreichen Erlebnissen und überstandenen Abenteuer während der Tour von Locarno nach Venedig. Dieser “Ausflug” ��" vom Monte Verità organisiert ��" soll kommendes Jahr wiederholt werden

DENVERSANDETEN KANALAUSSCHAUFELN

von Regula Siegrist

Alles begann im Mittelalter, dank dem genialen Leonardo da Vinci. Es galt, tonnenweise Marmorblöcke aus den Bergen hinter dem Lago di Mergozzo via Lago Maggiore zu transportieren. Quer durch die Lombardei nach Osten schaufelte man einen Kanal bis nördlich von Mailand zur Cantina, zwecks Bearbeitung der Blöcke für den im 15. Jahrhundert im Bau befindlichen Dom. Heute ist dieser Kanal versandet, kaum noch erkennbar. Im Laufe der Zeit übernahmen Eisenbahn und Lastwagen den Handel. Einige Jahrhunderte Naturgewalt veränderten die Wasserwege. Solche geschichtliche Nachweise lassen seit Jahrzehnten eine Wiederbelebung der „Hydrovia“ aufflackern. Namhafte Persönlichkeiten aus dem Tessin und aus Italien streben in langwierigen Verhandlungen eine direkte Schiff-Fahrt Locarno-Venedig an. Warum sollte diese Idee eine Utopie bleiben?
Also packte die Fondazione Monte Verità, Direktor Claudio Rossetti, „das Kind beim Schopf“, suchte sich zusammen mit einigen AbenteurerFreunden einen Weg im Wildwasser des am Ende des Lago Maggiore ausfliessenden TicinoFlusses Richtung Pavia.
Monate später entstand ein erster Reise-Entwurf, ein Flyer, dessen kurzer Text wohlweislich vieles offen liess. Ich meldete mich an. Binnen weniger Wochen waren die 16 Mitfahr-Plätze ausgebucht. Zur sorgfältigen Vorbereitung dieser ErstReise gehörte ein Treffen aller Beteiligten. Wir begutachteten respektvoll die neuen roten Schlauchboote mit Motor, welche uns auf 650 Kilometern unbekannten Gewässers heil nach Venedig schaukeln sollen. Später folgte die Aufforderung zum Üben mit Kajaks im Jugendsportzentrum in Tenero. Mühelos paddelten wir unter fachkundiger Instruktion vorwärts, rückwärts, um die eigene Achse, bald übten wir übermütig das Kentern. An jenem heissen Sommer-Nachmittag auf spiegelglattem, glitzerndem See ahnten wir nichts von Stromschnellen, Steinen, schwimmenden Ästen und anderen Hindernissen. Hurra, es konnte losgehen!
Total 20 Menschen eine Woche lang auf vier Schlauchboote verteilt, bedingen guter Wille zur Kameradschaft, ab und zu spontanes Handanlegen, und anstatt „Rosinen herauszupicken“ auch mal im sportlichen Sinne zurückstehen. Am Morgen der Abfahrt bei schönstem Wetter und guten Meteo-Voraussetzungen für die ganze Woche finden sich alle 16 Teilnehmer, dazu vier Guides, im alten Hafen bei der Piazza in Ascona ein. Die Banda spielt fröhlich-melancholische Musik. Feuerwehr-Schnellboote zum Geleit umkreisen in wilden Kurven die nach Süden tuckernden Gummiboote, schlagen Wellen und spucken hohe Wasserfontänen gen Himmel. Ein letztes „ciao cara, buon viaggio!“ tönt von der Hafenmauer. Monte Verità guckt wohlwollend auf uns, bald verschwimmt die unverkennbare Silhouette der Ascona-Hafenzeile zum Pastell-Strich am Horizont. „Arrivederci Ghiridone!“ Stille. Nur die vier Motoren rotieren gleichmässig auf dem spiegelglatten Lago Maggiore. Jeder von uns versinkt in seine Gedanken: Was lange währt wird endlich gut. Wir sind gestartet.
Wir steuern den Borromäischen Inseln zu, wo wir den Erklärungen des Palast-Guides lauschen, die 20 Barocksäle im Borromäer-Schloss aus dem 17. Jahrhundert bestaunen, Isola Bella. „Salpare!“ und schon gleiten wir Richtung Süden, vorbei an San Carlo Borromeo, der uns als kirchturmhohe, begehbare Statue über den See zuwinkt. Gegen Abend treffen wir in Sesto Calende am Südzipfel des Sees ein. Ein kurzer Bootsausflug führt durch eine märchenhafte Aue zu den Schleusen. Es ist ein magischer Moment der Dämmerung, wo sich das Licht des erhellten Himmels in den hohen Baumwipfeln bricht.
Nach verdienter Nachtruhe fährt uns frühmorgens der Kleinbus zu einer Böschung, wohin bereits zehn Kajaks transportiert wurden. Kurze Instruktionen der eigens bestellten, italienischen Nationalpark-Rangers ermutigen uns, Helm und Schwimmweste anzuziehen, den wasserdichten Seesack auf unsere Kajaks zu schnüren und in gebührendem Abstand auf den Ticino-Fluss hintereinander her zu paddeln. Anfänglich geht’s gut, der Fluss zeigt sich harmlos, ruhig dahinfliessend. Aber hey, das ist kein neu erbauter Kanal von Leonardo da Vinci! Der UrTicino bohrt sich seinen eigenen wilden Weg durch Felsbrocken, über Geröll, saugt sich in die Tiefen der Kurven, versteckt ausgerissene Bäume, wovon bleistiftgrosse Ästchen scheinheilig hervorgucken und nur danach trachten, uns brutal aufzuhängen! „Paddeln, paddeln“, ruft der OberRanger, wild gestikulierend zeigt er nach links, den richtigen Weg weisend. Zu spät. Der Flusslauf ist stärker als wir. Der Ast dreht das Kajak in Sekundenschnelle kopfüber. Im Strudel des Kenterns höre ich ein Gluckern ��" kommt das von mir? Die Schwimmweste befördert mich schnell an die Oberfläche. Durch triefende Augen erkenne ich mein ausgerissenes Kajak, es gondelt flussabwärts von dannen, rücklings, in Hüpfern.
Der corpus delicti, ein versunkener Baum, lässt mich los, ich kraule zum Ufer, stolpere über fussballgrosse Steine, trockene Brombeerstauden bohren sich in die Waden, ich wate mit zitternden Knien durch einen reissenden Nebenfluss ��" krampfhaft gestützt auf mein gerettetes Paddel. Einige meiner Kameraden treiben im Fluss, mit Schwimmweste aufrecht sitzend, wie Zeitungsleser im Fauteuil, aber mit Helm.
Nach der verhängnisvollen Flusskurve empfängt uns der junge italienische Oberranger mit süffisantem Lächeln ��" und mit meinem Kajak samt Seesack. Heldenhaft zeigen wir unsere blauen Flecken, vermissen T-Shirts, Schuhe und anderes Losgerissenes.
Gegen Abend erreichen wir völlig erschöpft die Umgebung von Turbigo. Anstatt mit Kajaks nun wieder mit Gummibooten ��" ein Gefühl von Luxus ��" geht es weiter Richtung Pavia. „Salpare!“ im letzten Stück Ticino-Fluss des Parco Lombardo. Von Westen her erreicht uns majestätisch der Fiume Po. Verzweifelt versucht unser Ticino sein klares Wasser zu offenbaren, verliert vor Schreck seinen Namen, wird schliesslich vergewaltigt von der braunen Brühe. Fortan trägt uns ein gewichtiger, mit undefinierbaren Stoffen reich geschwängerter Fiume Po. Fischer, Badestrände, Wasservögel, alle sind verschwunden, selbst die kräftigen Graureiher bleiben zurück im Parco Lombardo.
Wir passieren Schleusen, neue Erlebnisse. Eine davon bediente zur Zeit des aktiven Handels auf Wasserstrassen in den Sechziger Jahren bis zu 800 Schiffe pro Tag. Jetzt drängen sich aneinander geschmiegt vier kleine Gummiboote vom Tessin in einen Schleusenkanal, in dem fast der Dom von Mailand Platz hätte. Am Po-Ufer verrotten alte, ehrwürdige Handelsschiffe still vor sich hin, alles Vergangenheit, es ist eine Geisterfahrt. Der Po teilt sich in zwei Verkehrswege, bezeichnet durch unkenntlich verrostete Wegweiser, vielleicht heisst es „Venezia“? Wir fahren links, der Nase nach, es war richtig. Bald taucht Cremona auf, unser nächstes Ziel. Die Stadt der süssen Torrone, der hohen Türme und der Geigenbauer.
Als letzte Etappe auf dem Po bis zum Meer stehen uns vier Schleusen bevor. Das sind gewaltige, technische Einrichtungen. Wir befürchten, zwischen Meeresriesen eingeklemmt zu werden. Ach wo, wiederum Geisterfahrt, vier kleine Tessinerboote mutterseelenallein werden in diesen „Wasserkathedralen“ mit verschwenderischer Energie hochgehoben. Jetzt teilt sich der Po in viele Verästelungen, bald unterscheiden wir nicht mehr zwischen Fluss und Meer.
Die Nacht in Chioggia ist viel zu kurz. Tagwache um halb sechs. Es gilt, die Meeresstrasse Chioggia-Venedig noch vor dem aufsteigenden Morgenwind zu überqueren. Am Horizont erscheinen märchenhafte Kuppeln und Türme der Serenissima. Nach gut zwei Stunden empfängt uns der Canale Grande, welch’ überwältigendes Gefühl! Wir verweilen hier in Gedanken versunken, grosse Dankbarkeit steigt auf und wir müssen uns nicht fragen „warum sind wir hier?“. Die Antwort liegt vor uns, hinter uns, in der Atmosphäre, in uns selbst.

 

Tessiner Zeitung

 

 

 

 

 

 

Auf dem Wasserweg nach Venedig

Die «Schweizer Familie»-Leserreise erkundet eine antike Handelsroute. In Gummibooten gehts vom Tessin 650 Kilometer bis an die Adria. Zum ersten Mal befahren Touristen diese Strecke und erleben die Poebene aus neuer Perspektive.

 

Text: Nina Merli

Vom Ufer aus ragen die Wurzeln eines umgekippten Baumes ins Wasser. Und die Strömung ist plötzlich ungemütlich. «Links!», hören wir Kanu-Guide Carlo schreien. «Paddelt nach links!» Doch wir haben nur noch Augen für den Baum, der immer grösser wird. Statt uns aufs Steuern zu konzentrieren, lassen wir die Paddel los und springen in den Fluss.

Einen Tag vor dem Schiffbruch stehe ich auf der Piazza Giuseppe Motta in Ascona TI. Eine Menschentraube hat sich am Bootssteg versammelt: Sie wird uns zum Abschied winken, will dabei sein, wenn wir an Bord der vier orangeroten Gummiboote Ascona, Venezia, Cremona und Ferrara die Reise nach Venedig antreten. Wir - sechzehn Touristen mit vier Tour-Guides. Unser Ziel: Venedig. Unser Weg: auf dem Wasser von Ascona bis nach Venedig. Die Route: über den Lago Maggiore in den Ticino, südöstlich von Pavia in den majestätischen Fluss Po und weiter bis zur Lagunenstadt ins Adriatische Meer. 650 Kilometer in zehn Tagen. Wir sind die Ersten, die diese Strecke als Touristengruppe befahren werden.

Doch für die meisten Teilnehmer steckt mehr dahinter als Abenteuerlust. Kaum hatte Nicla Vitali vom Ascona-Venedig-Trekking gehört, meldete sie sich und ihren Mann Dodo für die Reise an. Ein lang gehegter Wunsch schien endlich in Erfüllung zu gehen: «Viele Tessiner träumen seit ihrer Kindheit davon, auf einem Boot nach Venedig zu fahren.» Hier kennen alle aus Erzählungen die antike Wasserstrasse, die früher einmal eine durchgehende Schiffsverbindung zwischen dem Lago Maggiore und der Lagunenstadt ermöglichte.

Schnell ausgebuchte Utopie

«Dass wir nun diese Reise tatsächlich machen dürfen, ist das Grösste überhaupt», sagt Nicla Vitali. Claudio Rossetti, Direktor der Stiftung Monte Verità und Initiator dieser Kulturreise, ist froh, dass «diese Utopie Wirklichkeit geworden ist». Ein bisschen erstaunt war er zwar schon, als er die Reise ausschrieb: Innert weniger Tage war sie ausgebucht.

Mit von der Partie ist auch das Ehepaar Balestra. «Wir sind beide gern in der Wildnis», sagt Rita Balestra, «und mögen es, wenn es ein bisschen abenteuerlich wird.» 24 Stunden später weiss ich, was sie meint: Ich fühle mich wie Abenteurer Indiana Jones. Nach dem heldenhaften Sprung in die Fluten des Ticino sind meine Paddel-Partnerin Rosita Hürlimann und ich wieder mit unserem Kanu unterwegs. Nach anfänglichen Problemen mit der Koordination kommen wir jetzt langsam in den gleichen Rhythmus. Links, rechts, links - wir werden schneller, der Fluss gleitet unter uns hinweg. Um uns herum raue Felswände. Es blubbert und gluggert, wir passieren Stromschnellen, umfahren geschickt die mächtigen Felsbrocken, die aus dem klaren Wasser ragen. Paddeln ist anstrengend, aber macht Spass. Die Regelmässigkeit der Bewegungen beruhigt. Am Abend schmerzen meine Schultern zwar, ich kann die Arme kaum heben, und in den Handflächen haben sich hässliche Schwielen gebildet. Und trotzdem: Ich habe mich lange nicht mehr so zufrieden gefühlt.

Besuch bei Stradivari

Unser Weg nach Venedig besteht aber nicht nur aus abenteuerlichen Momenten zu Wasser: Ausflüge auf dem Festland unterbrechen die Fahrt. Wir lernen norditalienische Städte kennen, die Touristen im Normalfall links liegen lassen - zum Beispiel Cremona. Eine mittelgrosse Stadt am Fluss, inmitten der sogenannten Pianura Padana, der Poebene. Weil Cremona eben nicht zu den typischen Touristenzielen gehört, ist es authentisch geblieben. Und gemütlich. Keine billigen Souvenirstände mit Madonnen-Kitsch, keine Man-spricht-Deutsch-Tafeln. Wir entdecken das Violinenmuseum mit kostbaren Ausstellungsstücken verschiedener Cremoneser Geigenbauer-Dynastien, darunter auch Antonio Giacomo Stradivari, des berühmtesten Geigenbauers der Welt.

Ein Höhepunkt ist zudem der Besuch in Ferrara; eine der wenigen italienischen Städte, die nicht von den Römern gegründet wurden. Die urbanistische Struktur stammt aus dem 14. Jahrhundert und gilt als Zeugnis der ersten modernen Stadtplanung der Welt. Wer Ferrara besucht, tut dies am besten mit dem Velo, denn die Stadt ist Mitglied des europäischen Städteverbunds «Cities For Cyclists». Sie wird oft mit Amsterdam verglichen. Wir erkunden sie ebenfalls radelnd. Eine angenehme Abwechslung zu den Stunden im Gummiboot.

Nach den Überraschungen der ersten Tage verläuft auf dem Po alles nach Plan. Während sich der Ticino einen sehr eigenwilligen Weg durch enge Schluchten und massige Felsbrocken frisst, walzt der mächtige Po geradlinig und kraftvoll durch die Poebene Richtung Adria. Und ich bin froh, dass wir jetzt alles unter Kontrolle haben. Erstens habe ich wirklich grossen Respekt vor den enormen Wassermassen, und zweitens würde ich um nichts in der Welt in diese eklige, braungrüne Brühe springen. Ein weiterer Kontrast zum Ticino, dessen glasklares Wasser eine willkommene Erfrischung in der brütenden Hitze war. Doch Perfektion erzeugt auf die Dauer Monotonie.

492 Kilometer von der Quelle entfernt

Wir sind inzwischen zu routinierten Bootprofis mutiert: Löste ein Ast, eine Boje oder eine Pet-Flasche vor zwei Tagen noch Armgefuchtel aus, werden diese Hindernisse mittlerweile als harmlos erkannt und keines weiteren Blickes gewürdigt.

Die Pappeln am Ufer sehen zwanzig Kilometer flussabwärts immer noch gleich aus. Die einzige Abwechslung bescheren uns ab und zu Fischer - ja, im Po wird tatsächlich gefischt -, die uns vom Festland winken. Meine Langeweile-Attacke vergeht in dem Augenblick, als ich ans Steuer darf. In Italien braucht man keinen Bootsführerschein für ein Gummiboot. Was für ein Glück!

Massimo, einer der Guides, erklärt mir die Navigationstafeln am Ufer, und ich weiss jetzt auch, was es mit den kryptischen Zahlentafeln 455, 456, 457 auf sich hat: Sie geben die Distanz zur Quelle des Flusses an und dienen zur Orientierung. Oder sollten dies zumindest: Als wir beim Kilometer 492 bei einem Club Nautico eine Pause einlegen wollen, erkennen wir am Ufer nur noch ein schiefes Schild und Ruinen. Der Po hat den Club Nautico schon vor einiger Zeit mitgerissen. 

Reisen als Lebenseinstellung

Die letzte Etappe vor dem Einzug in Venedig ist Chioggia. Eine kleine Hafenstadt im Süden der Lagune von Venedig und so etwas wie Venedig en miniature. Unsere Gummiboote sind am Anlegesteg vor dem Hotel Grand Italia parkiert und für ihren letzten Einsatz der Jungfernfahrt bereit.

Es ist frühmorgens, der Himmel ist rosarot-orange gefärbt. Leichter Nebel liegt über dem Meer. Knapp zwei Stunden fehlen uns noch bis zum Ziel. Wir legen ab und fahren in die Lagune. Plötzlich lichtet sich der Nebel, in der Ferne ragt der Glockenturm von San Marco: Venedig! Als wir mit unseren vier Gummibooten auf dem Canal Grande die Rialtobrücke ansteuern, hat die Stimmung etwas Unwirkliches an sich.

Wir haben 650 Kilometer in zehn Tagen hinter uns gebracht, sind in Kanus gekentert, mit dem Gummiboot auf dem Trockenen gelandet, haben Schleusen passiert und Flussschnellen gemeistert und sind nun auf einmal umgeben von der atemberaubenden Kulisse dieser Stadt.

Nicla Vitali hat Tränen in den Augen - sie hat sich endlich ihren Kindheitstraum erfüllt. Und wir alle sind stolz, denn wir haben das Abenteuer hinter uns gebracht, sind an unserem Ziel angekommen. Doch das Abenteuer dieser Reise besteht nicht im Bezwingen von Flussschwellen, dem Gefühl der Verlorenheit, das man auf einem kleinen Gummiboot haben kann, oder den unerwarteten Pannen mitten im Nirgendwo. Es liegt vielmehr in der Kunst, sich nicht an festgelegte Fahrpläne zu halten, nicht dauernd auf die Uhr zu schauen und sich stattdessen auf das Ungewisse einzulassen - sich im wahrsten Sinne des Wortes treiben zu lassen.

Go with the flow. Diese Reise lehrt einen eine neue Lebenseinstellung.

 



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